Il Giglio e la sua evoluzione

Il Giglio, inteso nella sua struttura, ha subito una notevole evoluzione nel corso dei secoli.

 

Prime fonti storiche risalgono al periodo del 1500, grazie ad Ambrogio Leone, storico nolano, che nei suoi scritti descriveva il giglio come una grandissima torcia a guisa di colonna, adornata di spighe di grano, che artigiani e contadini realizzavo di tasca propria per accompagnare il Santo durante la processione. Questi “ceri” erano trasportati a spalla per le strade della città, seguiti dai membri del clero e dal vescovo che portava con se le reliquie di San Paolino.

 

Successivi documenti che descrivono la struttura degli obelischi si hanno verso la metà del 1700 ad opera del Remondini, che descrive le torri come strutture dalle forme piramidali, di globi o di navi che partecipavano alla processione, adornate di fiori. L’evoluzione della struttura fu suggerita, secondo alcune fonti, da Ferdinando Sanfelice, architetto che in quel periodo lavorava alla realizzazione della Chiesa di Santa Chiara. Ad essere trasformati furono sostanzialmente pochi elementi del cerimoniale, la processione rimase pressoché immutata nel suo svolgimento, rimase lo stesso l’ordine storico di sfilata.

 

Intorno alla metà del ‘700 vi sono le prime testimonianze certe dell’introduzione della Barca, facendo nascere cosi l’esigenza di una nuova corporazione che si occupasse della sua realizzazione, compito che fu affidato alla categoria dei cuoiai, ossia dei conciatori di pelli, essendo il quel periodo attività fiorente sul territorio.

 

Col passare del tempo i ceri mutarono radicalmente, fino a raggiungere tra la metà e la fine del ‘800 l’altezza di 25 metri. Gli artigiani nolani si concentrarono maggiormente in questo periodo sulla realizzazione dei rivestimenti, prima con l’aggiunta di fiori, drappi, pupazzi e stoffe, e poi con l’avvento della cartapesta, portata a Nola dagli artisti salentini che lavoravano agli interni del Duomo.

 

Fino alla metà del ‘800 la processione dei gigli si svolgeva in concomitanza con quella del Santo, ossia il 21 giugno, si decise di posticiparla in seguito alla domenica successiva al 22 giugno, principalmente per le difficoltà nel trasportare obelischi di 25 metri durante la processione, ma anche per aumentare i giorni della fiera commerciale collegata alla festività di San Paolino, portando cosi vantaggi al commercio locale.

 

Altre piccole evoluzioni hanno modificato la struttura dei gigli, fino ad arrivare tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 alla attuale composizione.

 

 

La Borda

 

 

La borda è l’asse centrale della struttura del giglio. Realizzata in legno di abete, è lunga 25 metri, ed è costituita da quattro o cinque tronchi di diversa dimensione, tra di loro assemblati. I tronchi sono tenuti insieme da giunture ad incastro, bullonati o chiodati in modo da evitare slittamenti dei componenti verso il basso. La zona in cui i vari componenti vengono incastrati tra di loro è rinforzata con dei collari di lamiera. L’alzata della borda è il primo passo verso la costruzione della torre, l’asse assemblata viene letteralmente issata dagli operai delle botteghe con l’ausilio di funi lunghe da 30 a 60 metri e di spessore di 25 millimetri.

 

 

La Base

 

 

E’ a sezione quadrata, e misura 2,60 metri per lato, la dimensione non può essere maggiore di quella indicata perché fissata in relazione ad alcune strette stradine del percorso che i gigli effettuano, l’altezza è di circa 3 metri. La struttura è costituita da due “spalliere”, posteriore ed anteriore, unite tra loro da tre assi di legno di pioppo, che prendono il nome di “traversoni”, di sezione 6 cm x 2 cm, e sono disposti in modo perfettamente perpendicolare, ma in senso orizzontale, a quelli che sono i piedi delle due spalliere.

 

I traversoni hanno diverse lunghezze :

 

  • Traversone di Collegamento Superiore : 2,60 metri
  • Traversone Porta-musica Centrale : 3,20 metri
  • Traversone Porta-musica Inferiore : 2,90 metri

 

I traversoni Centrale e Superiore sono più lunghi e fuoriescono dalla parte anteriore della base, essendo gli elementi portanti della struttura porta-musica.

 

I piedi sono due per ogni spalliera, hanno altezza di circa 3 metri e la misura storica della sezione è di 30 cm x 20 cm, misure queste decisamente lontane da quelle moderne, molto più sottili. Ogni piede è munito di una staffa di ferro collegato ad esso da un collare, tale elemento serve principalmente per evitare lo sfibramento del legno, rischiando la rottura, e per ammortizzare meglio la posata del giglio.

 

 

 

I piedi sono collegati tra loro da altri due traversoni, di spessore 8 cm x 12 cm, e lunghi 2,60 metri, mentre a collegare tra di loro piedi e traversoni ci pensano due squadri, costituiti da traverse di legno che partendo dal centro del traversone superiore collegano ad angolo retto le strutture della base.

 

Sulla spalliera anteriore vi è la struttura porta-musica che ha il compito di sostenere la divisione musicale che accompagnerà il trasporto del giglio con i brani d’occasione.

 

 

Il Primo Pezzo

 

 

A forma di parallelepipedo a base quadrata, è composto da quattro montanti di legno, alti 6,50 metri e spessi 10 cm x 10 cm, per poco meno della metà della loro lunghezza, i montanti sono inseriti nella base, mentre per il restante fuoriescono dalla stesa verso l’alto. Le due spalliere, di forma rettangolare, sono unite da loro da delle traverse.

 

Il primo pezzo è unito alla base mediante l’ausilio di sei traversoni, di cui due collegano i montanti alla parte superiore della base e sono chiamati “ripuosi”, sono lunghi 2,60 metri, altri due, della stesa dimensione, collegano i montanti alla parte intermedia della base, mentre gli ultimi due li collegano alla borda ed ai piedi.

 

La parte che fuoriesce dalla base verso l’alto è invece collegata attraverso 8 traverse, disposte orizzontalmente nel numero di 2 per ogni lato, lunghe 1,40 metri e spesse 8 cm x 8 cm, sono tra di loro distanti 1,20 metri. A tenere invece insieme i montanti e le traverse sono squadri incrociati in pioppo, i montanti sono inoltre collegati fra di loro da due traverse disposte diagonalmente che si collegano anche alla borda.

 

 

Dal Secondo al Sesto Pezzo

 

 

Dal secondo pezzo a salire, la struttura assume una forma prismatica poligonale, composta nella parte anteriore da telai rettangolari simili a quelli visti nel primo pezzo, che si sviluppano in sovrapposizione verticale nella facciata con dimensioni decrescenti.

 

Ogni telaio è costituito da due montanti in legno di abete, collegati tra loro solo nella parte superiore da due traverse in pioppo, disposte a distanza di circa un metro tra loro. La perpendicolarità tra i due componenti del telaio è assicurata dalla presenza di due squadri formati da traversine incrociate.

 

Questi telai sono collegati alla borda con traverse di legno di pioppo disposto orizzontalmente. Vi sono poi tre strutture, due laterali e una posteriore detti in gergo “schiene”, e sono collegate alla struttura dei telai con traversine in pioppo disposte orizzontalmente, mentre a collegarle con la borda vi sono alcune traverse in legno disposte a croce in senso verticale.

 

Le dimensioni dei telai sono :

 

Secondo pezzo – altezza 13,7 m, larghezza 1,18 m, spessore montanti 14 cm x 14 cm

 

Terzo Pezzo – altezza 3,50 m, larghezza 0,90 m, spessore montanti 12 cm x 12 cm

 

Quarto Pezzo – altezza 3,30 m, larghezza 0,66 m, spessore montanti 10 cm x 10 cm

 

Quinto Pezzo – altezza 3,10 m, larghezza 0,44 m, spessore montanti 8 cm x 8 cm

 

Sesto Pezzo – altezza 3 metri, larghezza 0,26 m, spessore montati 6 cm x 6 cm

 

 

 

Peso della Struttura 

 

La struttura pesa nel complesso tra i 900 e i 1000 kg, a cui va aggiunto il peso del rivestimento decorativo, variabile a seconda dei materiali utilizzati. Bulloni e chiodi sono in acciaio e pesano complessivamente 50 kg.

 

 

I Materiali

 

 

Il legno utilizzato è di abete e pioppo, la borda ed alcuni componenti sono in legno di abete, le varre e i varrielli, utilizzati per il trasporto del giglio, sono in legno di castagno.

 

 

 

Il Rivestimento

 

 

Tradizione vuole che il rivestimento del giglio sia realizzato con la cartapesta, materiale che ben si adatta alla flessibilità che la struttura richiede. Questo materiale fu introdotto nella vestizione dei gigli a partire dalla fine del ‘800 grazie alla presenza di alcuni maestri cartapestai provenienti da Lecce, arrivati a Nola per allestire alcune strutture nel Duomo.

 

La creazione del rivestimento segue il disegno realizzato da un progettista che ispira la sua opera ad un tema specifico, sarai poi cura delle botteghe d’arte realizzare il rivestimento seguendo le indicazioni del progetto iniziale. Il rivestimento è formato da sei pezzi, numero uguale a quello che compone la struttura in legno del giglio, al quale si aggiunge un piedistallo, che andrà a decorare la base ma che non verrà trasportato durante la ballata del giglio. I pezzi del rivestimenti, una volta terminato, vengono trasportati nei pressi del giglio per iniziare lo spettacolare processo della vestizione, iniziando dalla cima, che solitamente rappresenta una statua di San Paolino. Gli elementi vengono issati tramite delle funi scorrevoli su carrucola, sistemata all’atto della alzata della borda nella parte superiore. I maestri cartapestai si arrampicano fino alla cima del giglio per fissare i componenti del rivestimento alla struttura, scendendo poi man mano fino al primo pezzo, ultimo ad essere installato.

 

 

 

articolo a cura di Alberto De Sena, le notizie e le informazioni sono raccolte dal web e da testi dedicati alla città di Nola