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In questa pagina sono raccole le informazioni sui principali monumenti che adornano la nostra città. Puoi scegliere di consultare la descrizione del singolo monumento attraverso l'elenco qui sotto, cliccando sul nome

 

 


Monumento a GIORDANO BRUNO


Da Giovanni, che pare fosse un soldato di ventura, e da Fraulissa Savolino si San Paolo Belsito nacque nell’anno 1548 Filippo Bruno.
Egli è il simbolo della lotta della ragione contro il dogma e la fede cieca; la sua filosofia, percorritrice della scienza moderna, è fatta di razionalismo, con la negazione di tutte le religioni dogmatiche e la proclamazione della religione naturale.
L’8 febbraio 1600, anno giubilare, per ordine del pontefice Clemente VIII e per volontà del cardinale Bellarmino, veniva letta a Bruno la sentenza che, dichiarandolo apostata, impenitente e pertinace, colpevole tra l’altro di eresia nuove, lo condannava al rogo. Ed a Roma, in Campo dei Fiori, il 17 febbraio 1600, con la lingua legata perché non parlasse, Giordano Bruno salì sul rogo impavido e sereno, le sue ceneri furono sparse al vento.
Nella piazza omonima sorge un monumento marmoreo fatto erigere nel 1868 dall’amministrazione liberale di Nola, presieduta dal senatore Cocozza, lottando contro innumerevoli ostacoli, decretò che si realizzasse in Nola un monumento a Giordano Bruno, che fu subito eseguito dallo scultore D. Crescenzo.

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TOMMASO VITALE


Tommaso Vitale nacque a Nola il 7 gennaio 1857 dall’Avv. Francesco e da D. Vittoria Trione. Da giovane intraprese la carriera del padre; studiò giurisprudenza laureandosi giovanissimo.
Nel1883, spinto da alcuni amici e sostenitori prese parte attiva alla via politica ed amministrativa della città fu eletto sindaco di Nola.
Nel 1892 fu candidato a deputato, ed ottenne una schiacciante vittoria. Fu dunque il Vitale Deputato al Parlamento Italiano fino al 1906, quando un male inesorabile troncò la sua giovane esistenza.
Tommaso Vitale fece tanto per Nola a lui si deve la realizzazione della maggiore parte delle opere pubbliche. Nella villa comunale da lui fortemente voluta, fu edificato dai nolani riconoscenti, un monumento che lo ricorda.   

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Monumento a OTTAVIANO AUGUSTO

Tutti gli storici, antichi e moderni, trattando della morte di Augusto, hanno concordemente affermato che il grande fondatore dell’Impero romano esalò l’ultimo respiro il 9 agosto del 14 dell’era Cristiana nella città di Nola, ove, tornando in fretta  da Benevento, ammalato, era stato costretto a fermarsi.
Ottaviano diede allo stato un lungo periodo di pace. Per i meriti conseguiti gli fu riconosciuto il titolo di Augusto e dichiarato degno di venerazione. In suo onore furono edificati dei templi e la tradizione vuole che anche Nola ne avesse uno di cui non è indicato il sito.
A ricordo di ciò nella piazza principale fu eretto un monumento, maggio 1938 con l’epigrafe: “Ottaviano Augusto, simbolo dell’Italia Imperiale – nella città millenaria ove egli chiuse la sua vita radiosa”.

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Il Castello di CICALA

Cicala si ritiene dagli storici, tra i quali Ambrogio Leone, che sia sorta fin nei primi tempi dell’era volgare, e con molta attendibilità, durante il saccheggio fatto di Nola dai goti di Alarico nell’anno 410.
Cicala, dunque, assorbì Nola e ne conservò le tradizioni.
Ciò vuol dire che fare la storia di Cicala e del suo Castello, che ne fu il cuore e il braccio, lo scudo e la spada, è fare la storia di Nola.
Il Castello di Cicala sorse sui ruderi di un muro preesistente, fu eretto intorno al 758 ed il 787, ossia durante il ducato, poi principato di Arichi.
La travagliata storia di Cicala inizia quindi dagli anni dello spopolamento di Nola e della campagna nolana.
Nola, a causa della sua importanza strategica, venne a trovarsi al punto di attraversamento e di scontro di eserciti bellicosi ed assetati di conquiste,  e pertanto fu sempre, immancabilmente, saccheggiata e distrutta.
Sulla pianura, dunque, ridotta ad un vastissimo pudrito acquitrino invasa dalla peste e dalla morte, Nola, unica fiamma di vita rimase la gente ritiratasi sull’alto della Collina di Cicala.
Il Castello più volte distrutto e riedificato, fu definitivamente abbandonato ed oggi si presenta mezzo diroccato.
Ancora recuperabile, perché in buone condizioni sono: una torre, e la sala delle rappresentanze adibita a chiesetta dedicata a S. Lucia.
Sarebbero da recuperare interessanti strutture architettoniche della facciata esterna (bifore, oculi, pilastri e torri).  

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La vecchia Caserma di Cavalleria di Nola

Ideata negli anni anteriori al 750, ebbe principio di esecuzione soltanto a datare dal 1751.
Chi fu l’artefice della Caserma di Nola? È universalmente ritenuto che essa sia opera di Luigi Vanvitelli, tanto è vero che è invalso l’uso di chiamarla “Mole Vanvitelliana”.
La cosa non ha fondamento. Con molta probabilità l’attribuzione della costruzione è da accreditarsi all’Arch. Francesco Sabatini, siciliano, il quale studiò a Roma e a Napoli con Luigi Vanvitelli, di cui sposò una figlia.
Della Caserma di Nola, il nolano Ferdinando Maiorana del 1887, Capitano d’artiglieria della milizia territoriale, ne fece una esauriente descrizione: “Essa è di forma quadrata, con vastissime scuderie longitudinali a pianterreno, molto bene areate, con porticati in giro di quattro metri di larghezza, così al pianterreno come al 1° e 2° piano, con vaste e bene areate camerate, con ben riparate sale per gli uffici, con alloggi comodissimi per gli ufficiali, con un vasto cortile, aventi agli angoli due pozzi e vasti abbeveratoi per 50 cavalli, con larghe scalinate da salire e scendere quattro soldati con selle in spalla in linea; ma ciò che la rende più utile si è appunto la vastissima piazza d’armi, dell’estensione di 75.000 metri quadrati, che le è attigua dalla parte occidentale”.
Ad opera compiuta, la Caserma di Nola risultò capace di 700 uomini, 600 cavalli e 45 alloggi.
L’undici settembre 1943, il monumento Nolano seguì le sorti di tanti altri monumenti Italiani: minato e bombardato dalle truppe tedesche in ritirata, cessò la sua funzione militare. Dopo cinquant’anni di abbandono, finalmente l’immobile è stato inserito in un programma di riutilizzazione atto ad accogliere in un “speriamo” prossimo futuro il Tribunale di Nola.

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Il Palazzo Orsini di Nola

Sebbene variamente alterato e mutilato, sia all’interno che all’esterno, il Palazzo Orsini di Nola conserva meglio di tutti gli edifici napoletani contemporanei, la sua primitiva impronta. L’elemento dominante, costituito da blocchi del teatro romano, attribuisce alla facciata un carattere peculiare, reso più evidente dalla netta prevalenza dei pieni sui vuoti. Qui, l’impronta rinascimentale, è riconoscibile nella fronte principale e specialmente nel marmoreo portale, mentre le membrature interne sono tutte di gusto tardo-gotico.
L’impianto planimetrico originario è tuttora presente, malgrado le numerose aggiunte: un corpo anteriore, con due di simmetriche e cortile intermedio, dalla cui parte di fondo si accedeva ad un vasto giardino, ricordato in qualche documento per il suo notevole pregio, e poi scomparso per dare luogo a disordinate strutture, attinenti alla funzione militare dell’edificio a cui fu destinato.
Il Palazzo nella sua magnificenza fu voluto da Orso Orsini Conte di Nola nel 1470.
Orso Orsini fu condottiere assai celebrato, al servizio degli aragonesi, come testimoniano alcuni autori de tempo di cui il Pontano, nel libro II del “De Bello Neapolitano”.

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Il Duomo

La costruzione della Cattedrale di Nola fu iniziata poco dopo il 1400, sotto il pontificato di Gregorio XI, da Mons. Francesco Scaccano, coadiuvato dal Conte Nicolò Orsini.
Fu edificata sul posto dove sorgeva il tempio di Giove, allorché Mons. Scaccano decise di trasferire a Nola la sede Vescovile, che prima era a Cimatile ed aveva per Cattedrale l’amtichissima Basilica di S. Felice in Pincis (Coemeterium Nolanum).
Crollata nel 1583 venne poi ricostruita unitamente alla Curia, da Mons. Fabrizio Gallo, con ornamenti del Lancellotti e del Carafa.
Ma nella notte del 3 febbraio 1861 poco dopo la proclamazione del Regno d’Italia, un vasto e cupo incendio, indubbiamente doloso, distrusse il Duomo.
Della precedente struttura in stile gotico, non è rimasto quasi nulla.
Infatti nella ricostruzione ex novo affidata all’Arch. Nicola Breglia, la progettazione e la realizzazione è in stile rinascimentale. Le vicende legate alla Cattedrale furono molto intricate. Dall’Archivio Vescovile Nolano è possibile ricavare notevole materiale anche giudiziario: sentenze, convenzioni e anche delibere del Comune di Nola in cui si evince che il malcostume nel gestire la cosa pubblica appartiene alla comune e “migliore” tradizione nolana. Ma tra le altre vicende: fermi, rinvii e ritardi, finalmente nel 1909 il monumento fu restituito alla Città in occasione anche della traslazione a Nola delle reliquie di S. Paolino.
Svelto ed elegante all’esterno, ha all’interno una ricca modernità di dipinti, agili colonnati che formano le artistiche navate, egualmente ricche le cappelle laterali.
Nella Cappella di S. Paolino, vi è l’urna del Capparulo che contiene le reliquie del Santo. Vi si notano poi, tra i tanti, un affresco del D’Agostino, che ritrae l’incendio della Cattedrale; uno di Paolo Vetri: gli Evangelisti; un altro del Postiglione: l’Apoteosi di San Felice.
Vi si conservano ancora un rilievo di Gesù e gli Apostoli dell’XI secolo, un tabernacolo, una Madonna del ‘500, un pulpito e un Cristo di legno pregevolissimo, oltre a ciò si conserva il Cereo Pasquale, costituito in un fusto di marmo a rilievo raffigurante gli sposi, dono dei Conti Orsini in occasione delle nozze di Raimondo Orsin con Isabella Caracciolo del Sole, fu ridotto in frantumi durante l’incendio del 1861 e fu poi restaurato.

 

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La chiesa di San Biagio


La chiesa ed il convento di S. Francesco dei Frati Minori conventuali (oggi San Biagio) a Nola, è legato alla famiglia degli Orsini; Nicolò I Orsini, infatti, è ricordato come il fondatore del Convento Francescano Nolano (1350 – 1399).
Esso sorgeva presso una preesistente chiesetta dedicata a S. Margherita, di patronato della famiglia Orsini, ad occidente della città, ai piedi della torre delle 5 porte. Della primitiva architettura, rimasta pressocché immutata fino al secolo XVI, restano le ogive absidali, la struttura del portale, e la forma del campanile che richiama lo schema del romanico rurale, che testimonia la preesistenza di altri edifici a cui si addosso il convento trecentesco.
Sono conservati all’interno, gli affreschi del campanile, che risalgono ad un tardo manierismo romano.
C’è un Cristo benedicente – Scuola Romana (secolo XIV), l’Annunciazione (secolo XIV), S. Felice (secolo XIV).
All’interno della sacrestia detta anche cappella Albertini, si conserva un sarcofago intagliato, del monumento rimane solo la cassa sepolcrale. Questo fu fatto costruire dal Conte Raimondo Orsini, che alla sua morte volle essere sepolto con una semplice lastra tombale in Sant’Angelo in Palco, pertanto il sarcofago rimase senza epitaffio alcuno, perché non vi fu seppellito il suo corpo.
I recenti restauri, tendenti ad evidenziare le strutture gotiche, hanno messo in luce, sotto la navata, un sepolcreto medioevale e resti archeologici romani.
Il trasporto del periodo gotico a quello rinascimentale è rappresentato dalla cappella Albertina con i tre monumenti marmorei dei Sanseverino. Attribuiti a Giovanni da Nola (1488 – 1557) bellissimo è l’adorazione dei Magi.

 

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Il Convento di Sant'Angelo in Palco

Il Convento di S. Michele Arcangelo, comunemente detto Sant’Angelo in Palco, si erge su una delle colline prospicienti la Città di Nola; fondato da Raimondo Orsini, feudatario di Nola e Principe di Salerno, fu portato a compimento nel terzo decennio del ‘400 e donato ai Frati Minori dell’Osservanza.
La chiesa, preceduta da un pronao a cinque arcate poggianti su colonne di granito con i capitelli di epoca romana e medioevale, è ad una sola navata coperta da capriate lignee.
Il chiostro, realizzato agli inizi del 17° Secolo, riprende schemi e moduli dell’architettura francescana della seconda metà del 15° Secolo.
Addossato al chiostro, è il refettorio, che conserva le strutture tardo – gotiche nelle crociere. Le pareti e le volte sono coperte da affreschi, alcuni di pregevole fattura e databili al 1503, come la lavanda dei piedi e la crocifissione.

 

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La chiesa del Gesù


Con la facciata in pietra viva provenienti anch’esse dai resti del teatro Romano. In stile Rinascimentale. Il tempio fu costruito nella seconda metà del ’500 per volere della contessa D. Maria Sanseverino, che ivi è sepolta, con la figura scolpita per intero a rilievo, in atto di riposo.
All’interno si conservano una pala d’altare di Marco Pino Siena (1500) tela e affreschi del ‘700.
Degno di nota è il crocifisso su tavola, di incerta datazione, nella prima cappella a sinistra.

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La chiesa del Collegio

La chiesa del Collegio delle Lateranensi fu fatta costruire dalla famiglia Orsini. Il chiostro comprendeva tutto il palazzo degli antichi feudatari.
Se si entra dal cortiletto di via Ciccone, si notano i resti quattrocenteschi del primitivo monastero.
La chiesa risale al 1557, fu restaurata nel 1700. In questo tempio sono degni di attenzione il policromo altare maggiore (1700) con “l’Annunciazione” di C. Scaccano (1400), le tele delle cappelle e della navata e una “Annunciazione” di A. Solario (1400).

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La chiesa dell’Immacolata

La chiesa chiamata agli inizi cappella Nuova, era dotata fino agli inizi degli anni cinquanta di un vasto giardino. La facciata di pregevole fattura, fiancheggiata da un campanile terminante a bulbo maiolicato. Degno di attenzione è l’ovale di ceramica sovrastante il portale, che raffigura la Madonna. All’interno la navata centrale è completamente ricoperta da una tela del Mozzillo (1799).
Di fronte alla chiesa si erge il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, opera di G. Pellegrino.

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La chiesa e il monastero di Santa Chiara


Nola, dopo le distruzioni barbariche, non ultima quella del Re vandalo Genserico, nel 455, che ne aveva fermato l’antico splendore di importante città romana, distrutta e abbandonata per molti secoli, rivive e riprende il suo vecchio splendor con la Signorina Orsini.
È in questo periodo che Nola conosce un periodo di rinascita. Infatti Roberto Orsini, seguendo lo spirito della sua epoca, diede vita ad una vasta opera di rinnovamento della città costruendo importanti edifici e soprattutto chiese, tra cui lo stesso Monastero di Santa Chiara.
La sua fondazione risale al 1300, edificato su una piccola cappella preesistente intitolata a S. Maria Jacobi. Successivamente, fu eseguito l’ampliamento: in un terzo tempo fu ulteriormente sviluppata fino all’aspetto odierno. Tutte queste opere furono eseguite nello stile gotico. Il monumento si può definire piuttosto ispirato a quei caratteri romano-gotici notevolmente influenzati dall’arte francese. Di particolare interesse sono gli affreschi staccati dal muro e restaurati dalla Sovrintendenza ai Monumenti. Da visitare il Salone Mozzillo.

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La chiesa dei Morti

La chiesa dei Morti già intitolata ai SS. Apostoli, risale all’epoca della Cripta di S. Felice nel Duomo. Prova della sua “palese e certa antichità” è, come afferma oltre al Leone il Remondini “alla bassezza del suolo”, argomentato che ambedue fossero state edificate sul pavimento stesso del tempio di Giove.
A sua antichità è attestata anche da una bolla di Clemente III diretta al Rettore e ai Confratelli di questa chiesa per la sua ricostruzione (giugno 1190).
Diventò Cattedrale nel XIV sec. (1370) “allorché in essa i nolani Vescovi trasferirono la loro sede a Cimitile”, dove l’aveva stabilita S. Paolino presso la tomba di S. Felice, il confessore.
La chiesa fu poi chiusa al culto e riaperta soltanto nel 1642, quando fu dedicata ai Morti.
Nel 1741 si procedette al restauro in stile barocco, secondo il gusto del tempo come si può dedurre dalla lapide allocata all’ingresso principale.
Il tempio si presenta suddiviso in tre navate. Bella è la scala a tenaglia che porta alla basilica, essa si intona perfettamente con l’altare che ne ripete i fregi e le decorazioni in marmi policromi e su cui s’ammirava una tela attribuita a Mattia Preti.
Da molti anni dopo un fugace restauro dei marmi, il monumento è reso inaccessibile.

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Il cenobio Francescano dei Cappuccini

Verso il lato orientale di Nola, su di una suggestiva collina, là dove preesisteva un piccolo tempio dedicato alla S. Croce. Intorno al 1566 fu costruito il convento dei Cappuccini. Nel convento, ai due lati dell’altare, vi sono affreschi del Mozzillo da Nola: la Natività, l’Adorazione e la Pala dell’altare maggiore. Vi sono poi le tombe del conte di Campobasso don Nunzio Antonio Monforte, patrizio nolano che morì sindaco di Nola il 14 ottobre 1733, e quella di don Francesco Antonio Cesarino, patrizio romano e nolano, che gli fu eretta dal figlio Filippo Vescovo di Nola. Verso la porta di ingresso v’è la tomba di don Antonio Albertini, principe di Cimitile, patrizio nolano, il quale, donò il suolo per la costruzione del convento, morto nel 1578.

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Il Seminario Vescovile

Tra spogli e vecchi platani che un tempo ombreggiavano l’ingresso, si leva la superba mole del Seminario diocesano, fondato e voluto da monsignor Antonio Scarampi nel 1566. Ma quello che attualmente si ammira, fu iniziato nel 1749 su disegno del Vanvitelli, ingrandito e portato a termine da monsignor Caracciolo del Sole, il quale ne dette incarico al regio ingegnere don Luca Vecchione che lo completò nel 1573. Nell’edificio si conservano molte epigrafi latine, bassorilievi altomedioevali, una ricca biblioteca in gran parte donata da monsignor Caracciolo del Sole.
Nel piccolo museo vi si conservano are marmoree, ceppi sepolcrali, ed altre fogge di marmi latini incisi o di carattere Etruschi raccolti, dal sacerdote Stefano Remondini, insigne studioso e ricercatore di cose antiche, tra cui il monumentale “Cippus Abellanus”, ivi conservato.







NOTE BIBLIOGRAFICHE - A.Napolitano "Monografia storica dell'antica Nola", 1994

 
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