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Storia della Festa PDF Stampa E-mail


Circa centocinquant’anni dopo la morte del Vescovo di Nola, il Papa Gregorio in un suo dialogo sulla carità raccontò le peripezie a cui fu sottoposto Paolino durante le invasioni barbariche.
Egli asserisce che nel tempo in cui la città di Nola fu devastata dai Vandali, un grande numero dei suoi abitanti erano stati fatti prigionieri e condotti in Africa. Il Santo Paolino spese tutto in favore della povera gente rovinata e per i prigionieri. Non gli restava niente altro da dare, quando gli venne innanzi una povera vedova, che, gettandosi ai suoi piedi, lo implorò di intervenire a favore de suo unico figliolo fatto prigioniero dai Vandali, tradotto in Africa presso il genero del re.


L’uomo di Dio commosso fino alle lacrime e non potendo offrirle altro visto che già aveva dato tutto, con un gesto spontaneo e di grande carità rivolgendosi alla poveretta disse: “Prendete me, io sono il vostro schiavo e consegnate me al posto di vostro figlio”. La vedova voleva rifiutare una simile proposta, ma Paolino la persuade ad accettare ed insieme partono alla volta dell’Africa. La madre chiede udienza al re barbaro che gliela accorda. “Grazia, oh sovrano, il mio povero figliolo, tieni, oh regale maestà, quest’uomo che è mio schiavo al posto di mio figlio”. Il re rivolto a Paolino disse: “Qual è il vostro mestiere?” – “Giardiniere”, gli rispose il Santo. Il re accettò lo scambio e restituì il figlio all’infelice madre.


Durante questo periodo di schiavitù, Paolino riuscì con quei suoi modi dolci a conquistarsi la simpatia di alcuni cortigiani, ai quali dette saggi consigli e fece qualche profezia sulla sorte del popolo vandalo. Il re, venuto a conoscenza del potere divinatorio del suo giardiniere, lo fece chiamare e lo sottopose a specifiche domande. Le risposte che dette Paolino impressionarono il re tanto da renderlo ben accetto al sovrano, che volentieri si intratteneva con lui.
Un giorno il re volle sapere da questi chi mai realmente fosse. Paolino che fino a quel momento aveva nascosto la sua vera identità, spinto dalle domande, confessò di essere il Vescovo di Nola. Il re spaventato disse: “Domanda tutto quello che vuoi e ritorna in patria”. Paolino rispose: “Non chiederò altro se non la libertà di tutti i Nolani che si trovano nel vostro regno”.


Tutto gli fu accordato e le pecorelle con il loro Pastore poste su di una nave, carica di grano, dono del re, ritornarono a Nola, accolti da delirante entusiasmo. Qui finisce il pio racconto di S. Gregorio Magno, ma la fantasia popolare ha continuato ad aggiungervi nuovi elementi.
La notizia dell’arrivo del Vescovo Paolino e degli schiavi liberati si diffuse immediatamente, e tutta la popolazione commossa e festante si apprestò a ricevere con gli onori del trionfo il Santo Pastore.
In quella gioiosa occasione andarono incontro al Santo le “Consorterie delle arti e dei mestieri” di quel periodo, diventate poi col tempo le seguenti categorie: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto.


Ma cosa c’entrano i gigli in tutto questo? Ciò si può dedurre proprio da quest’ultimo episodio. Quando si sparse per tutto il territorio nolano la voce che il loro amato Vescovo insieme a tutti quei Nolani prigionieri stavano facendo ritorno alle loro case, tutta la popolazione ebbe un sussulto di gioia e di corsa si riversò per le strade, per le campagne, felici di andare incontro ai loro cari ed al loro Santo Vescovo. Non avendo niente da offrire come dono di ringraziamento, questa gente strada facendo raccolse per i campi tantissimi gigli e fiori profumatissimi d’ogni specie, per farne poi dono a Paolino.


Ed ancora oggi, anche se questi fiori (gigli) sono cambiati fino a diventare degli obelischi di legno altissimi, i Nolani continuano a tenere fede a questo omaggio, che si ripete ogni anno il 22 giugno verso il loro grande protettore, come segno di gratitudine ed affetto.
 
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