La Statua di San Paolino nella cappella di Duomo

Statua San Paolino

La statua di San Paolino, che capeggiava all’interno della cappella dedicata al Santo, ha origini antichissime. Si tratta, infatti, di un manufatto ligneo risalente alla fine del Cinquecento. L’effige era precedentemente collocata sull’altare maggiore della Cattedrale: la scultura faceva parte del gruppo ligneo che ornava l’altare principale del Duomo, raffigurante la Madonna Assunta, affiancata, in due nicchie adiacenti, dalle statue in legno di San Felice e, appunto, di San Paolino.

La versione originale, infatti, non era stata completamente colorata e risultava incompleta nella parte posteriore, proprio perché inizialmente destinata a essere collocata in una nicchia.

Dopo l’incendio che distrusse il Duomo nel 1861 e il completamento della nuova Cattedrale, avvenuto nel 1909, l’allora vescovo di Nola, mons. Agnello Renzullo, decise di trasferire la statua di San Paolino in una nuova cappella dedicata al Santo di Bordeaux, costruita appositamente per custodirne le reliquie. Queste furono definitivamente traslate da Roma in occasione della riapertura del Duomo e collocate in un’urna bronzea ai piedi dell’altare in marmo.

La statua, nei primi anni Duemila, è stata oggetto di un complesso restauro che ne ha riportato alla luce la colorazione originale, attraverso la rimozione di almeno cinque strati di riverniciatura.

L’effige è strettamente legata agli eventi di carattere religioso connessi alla Festa dei Gigli: ai suoi piedi avviene il passaggio delle bandiere dai vecchi ai nuovi Maestri di Festa. Le stesse bandiere, nel mese di giugno e fino al termine della festa, vengono conservate nella cappella, dalla quale usciranno, nel giorno della ballata, per accompagnare il Vescovo e il busto argenteo del Santo nella solenne benedizione degli otto Gigli e della Barca in Piazza Duomo.

Come tristemente noto, il 17 marzo del 2026, la statua è stata parzialmente danneggiata volontariamente da una donna, che ha spinto l’effige del Santo fino a farla cadere dall’altare in marmo.